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Criptovalute, bitcoin: direzione “Federalismo dei Bisogni”?

Bitcoin, monete virtuali, ormail nascono come funghi!

Difficile negare che esistono forti motivazioni che spingono entità finanziarie verso la continua ricerca di criptovalute. Se bitcoin, moneta virtuale dalla nascita misteriosa, è la regina e capitalizza attualmente circa 10 miliardi di dollari in valore nel mondo, altre quali LITECOIN, ETHEREUM, RIPPLE guadagnano spazi, mentre molte altre tentano di gemmare come fiori in un campo. Sembrerebbe la genesi di un nuovo e florido ramo evolutivo che ricerca specie vincenti. Solo che non sono né mammiferi, ne batteri, ma valute. Forse tra qualche migliaia di anni si parlerà del Pleistocene monetario. L’Italiana Dynastycoin promette soluzioni che potenzialmente portano benessere a tutti o quasi. Sardex, Venetex, Circuitolink, Marchex e tutti gli altri circuiti relazionati creano lavoro e quindi reddito digitalizzando il baratto e rendendolo trasferibile.

Ma perché questa spinta così forte?

Costi di scambio contenuti, transazioni rapide, possibilità che la moneta cresca di valore sono importanti ragioni. Ma esiste anche una componente sovversiva al controllo internazionale monetario?  Dynastycoin lo dichiara apertamente. Sardex e derivati pur non dichiarandolo, di fatto, esplicitano che il normale circuito monetario non è in grado di stimolare potenzialità economiche presenti nella società, ma mortificate dalle modalità consuete dell’accesso al credito. Bitcoin e & C. creano canali che saltano i circuiti bancari mondiali.

Come la si vuole guardare l’insieme delle monete virtuali manifesta spinte a “superare” o “integrare” le organizzazioni monetarie nazionali e sovranazionali, internazionalizzando e liberalizzando la moneta.

Perché si tratta di un fenomeno che guarda nella stessa direzione del “Federalismo dei Bisogni” concetto introdotto da Unterholzner nel saggio “La via fluida e il federalismo dei bisogni”?

Internet ha consentito salti formidabili nella liberalizzazione e internazionalizzazione del sapere, del commercio, della ricerca di relazioni, del turismo, del mercato del lavoro e molti altri aspetti vitali della nostra vita. Cosa è rimasto fuori?

Certo la moneta! Il mercato monetario è ancora sotto il controllo ferreo di BCE, Federal Reserve e banche nazionali. Le monete sono convertibili ma è chiaro che l’intero sistema è costoso e presenta troppi vincoli. Quindi perché non interpretare la moneta virtuale come l’ennesimo campo dove si prova a svincolarsi dai lacciuoli di banche e governi? Bitcoin è esemplare a proposito. A suo tempo internet ha sbriciolato la censura da parte del controllo politico del sapere, per esempio.

Il federalismo dei Bisogni sposta il tiro sulla liberalizzazione dei servizi di governo. Cosa significa?

Attualmente il cittadino sceglie, si fa per dire, la composizione di un parlamento e quindi indirettamente di un governo. Come si cerca di dimostrare nel saggio di Unterholzner, non sceglie quasi niente.

Liberalizzare l’acquisto di servizi di governo significa arrivare a consentire al cittadino di scegliere a che stato appartenere, non selezionare i politici che governano l’unico stato che offre il convento, con tutto quello che ne consegue a cascata. Scegliere, se questo risulta vantaggioso, di optare anche per forme di governo a distanza, quindi svincolate dal territorio. Un salto prodigioso di potere di scelta nelle mani dei cittadini.

Il Federalismo dei bisogni prova a scalfire dogmi ancestrali e indiscussi, quali il legame governo/territorio.

Quindi manifesta una parentela stretta con gli obiettivi delle criptovalute. Senza contare che bitcoin e sorelle potrebbero essere una risorsa importante per una confederazione che sposa il Federalismo dei Bisogni. La direzione è quella.

 

Riferimenti:

Sardex info; Venetex info; Dynastycoin info.

 

“La via fluida e il federalismo dei bisogni”

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